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Elefanti

 II gigante dei giganti, il non plus ultra dei mastodonti viventi, il Golia dei Mammiferi terrestri, il « grande » in senso assoluto è l'Ele­fante. Chiamato Elephas per la prima volta nella storia da Erodoto, questo Proboscidato venne descritto, in base ad osservazioni dirette, dal medico di Artaserse II Ctesia e successivamente da Aristotele, che ne potè studiare parecchi esemplari catturati da Alessandro il Grande durante una battaglia contro Bario, il quale sembra sia stato il primo ad usare questi pachidermi in guerra.

Mentre nel passato, come risulta da rinvenimenti fossili, e persino da ritrovamenti di carcasse, ancora intatte, sepolte per millenni sotto i ghiacci della Siberia, i Proboscidati erano rappresentati da numerose specie, oggi ne esistono solamente due, appartenenti a due Generi diversi — Loxodonta ed Elephas — di un'unica Famiglia, quella degli Elefantidi.

Nell'epoca attuale l'area di distribuzione delle due specie super­stiti è limitata all'Asia meridionale ed all'Africa; un tempo, al contrario, gli Elefanti erano presenti anche in Europa, compresa l'Italia dove tuttora la scoperta di resti fossili è frequente. Anche se non tutti gli studiosi sono concordi, sembra che fra le due specie, l'africana (Ge­nere Loxodonta) sia quella di maggiore taglia in quanto può rag­giungere e anche superare in alcuni esemplari maschi adulti i quattro metri al garrese — altezza inferiore solamente alla Giraffa — mentre l'indiano non supera i tre metri e mezzo. La lunghezza dell'Elefante poi, solamente a sentirla enunciare, anche per chi non avesse mai visto uno di questi colossi, da immediatamente l'idea delle sue reali dimensioni : dalla punta della proboscide alla punta della coda è di ben otto metri; in peso, un grosso maschio può superare i 6500 chilogrammi.

Ambedue le specie si possono addomesticare e infatti, da epoche assai remote, gli Elefanti vengono impiegati in lavori pesanti. Nell'anti­chità, come già abbiamo accennato, essi venivano usati anche nella guerra e, quasi come carri armati viventi, recavano sul dorso, alloggiati in apposite torrette, guerrieri armati di archi e frecce. Con il tempo la consuetudine di addomesticare la specie africana si perse, oggi alcuni sostengono l'impossibilità di questa pratica a causa, dicono, della mag­giore irascibilità di questo Elefante rispetto a quello asiatico. Tuttavia sembra assodato che i Cartaginesi fossero molto abili nel servirsi dell'Ele­fante africano, sia sul lavoro sia in guerra e le campagne di Annibale in Italia ne sarebbero una conferma se, a tale proposito, non ci fosse chi sostiene che anche in quelle occasioni si trattasse di Elefanti asiatici importati. Comunque è certo che nell'ex Congo belga, presso Gangala-na-Bobio, esisteva in epoche recenti una stazione di addomesticamento per Elefanti africani; è dimostrato quindi che anche da questa specie si possono ottenere le medesime prestazioni offerte da quella indiana; questo prova che, se esistono delle differenze tra un Paese ed un altro, esse sono più da ricercarsi negli uomini che non negli animali.