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Mosche ![]() Le larve delle Mosche domestiche, ad esempio, nascono e si sviluppano nello stereo, nei letamai o nei depositi di immondizie dove ingeriscono particelle di vari rifiuti in decomposizione. Esse quindi vivono nascoste e immerse nelle sostanze che costituiscono il loro alimento e non vedono mai la luce del sole. Pertanto sono cieche, non hanno zampe (cioè sono « apode ») e non è possibile distinguere in esse la testa dal torace. La loro livrea è biancastra senza disegni od ornamenti; presentano l'estremità anteriore del corpo appuntita e fornita di robusti uncini e lamine boccali. Per camminare, essendo prive di appendici locomotorie, sono costrette ad aiutarsi afferrandosi con la bocca ai sostegni che incontrano. Anche le larve di altre Mosche, come il Moscone blu ed il Moscone grigio della carne, vivendo immerse nelle carni putrefatte o in altre sostanze di origine animale, presentano caratteri simili. Eppure da queste larve così poco evolute hanno origine Insetti che, dal punto di vista costituzionale, sono certamente tra i più elevati. Vogliamo vedere come questi Ditteri cambiano abito e come da una larva cieca, vermiforme, si giunge ad un adulto alato che non ha nulla da invidiare agli Insetti più dotati? Ecco dunque, in breve, come si evolve la Mosca domestica. Ogni Mosca femmina, durante la sua vita, che è di circa un paio di mesi, è capace di produrre ben 2000 uova che vengono deposte ad intervalli, a gruppetti di 100-150. Quando il pancino dell'Insetto diviene bianco e turgido, significa che le prime uova sono mature e la signora Mosca, conscia dei doveri che la maternità le impone, va in cerca di un ambiente adatto allo sviluppo della sua prole: un letamaio o uno scarico di immondizie è proprio quello che fa al caso suo. Osserviamo ora con una lente d'ingrandimento l'ovetto appena deposto: esso è di colore biancastro, è oblungo e misura in lunghezza appena un millimetro. Presenta una fessura longitudinale che però è chiusa da una linguetta dello stesso colore e della stessa consistenza del guscio: questa altro non è che la porta di uscita della larva. La neonata infatti, una decina di ore dopo, forza l'uscio e la linguetta viene spinta fuori, lasciando scoperta la fessura e quindi libero il passaggio. Abbiamo già descritto sommariamente l'abito larvale della Mosca; aggiungiamo qui che questo viene cambiato due volte nel giro di pochi giorni, per le consuete mute necessarie all'accrescimento. Se la temperatura è favorevole, in capo ad una settimana o poco meno, le larve raggiungono i 12 mm di lunghezza e possono considerarsi mature. A questo punto esse abbandonano l'ambiente umido in cui si sono sviluppate e vanno a nascondersi nel terreno, sempre nei pressi del letamaio. Gli uncini di cui è armata la loro bocca servono egregiamente a scavare una nicchietta sotterranea. Così sepolte, le larve che erano animate da vivacissimi, frenetici movimenti, si immobilizzano a poco a poco e, nel giro di qualche ora, la loro pelle si contrae e cambia colore, passando dal giallognolo all'arancione, fino al rosso bruno. A tali modificazioni cromatiche corrisponde un aumento della consistenza della pelle che viene a costituire così un vero e proprio involucro di forma ovoidale. All'interno di questo guscio, che viene chiamato « pupario », l'Insetto, mutando abito, si trasforma in « pupa », stadio intermedio che corrisponde alla crisalide delle Farfalle. In questo caso dunque, a differenza di quanto avviene nei Lepidotteri, la cuticola larvale non è eliminata, ma, modificandosi opportunamente ed assumendo una maggior consistenza, rimane a formare un astuccio protettivo. La metamorfosi si compie all'interno del pupario e non è molto diversa da quella che abbiamo descritto parlando della Farfalla. Se le condizioni ambientali sono favorevoli, la trasformazione si completa entro una settimana e l'Insetto, con il suo abito nuovo, è pronto per uscire. Ma la conquista della luce è difficile e faticosa per il tenero insettuccio ancora chiuso nel suo pupario e sepolto nella nicchia, ad alcuni centimetri di profondità. Per venir fuori occorre, senza dubbio, uno strumento particolare, uno di quei meravigliosi artifizi con cui la Natura risolve i problemi delle sue creature, altrimenti la culla stessa diverrebbe presto, inesorabilmente, la tómba della nostra Mosca. Ebbene, quel Genio invisibile, dalle infinite risorse, che guida ogni atto degli esseri viventi, dall'Unicellulare all'Uomo, ha dotato la Mosca neonata di un dispositivo perfetto: un cuscinetto pneumatico, posto sulla fronte, al di sopra degli occhi. Gli scienziati chiamano questo provvidenziale strumento « vescicola cefalica » o, con termine un po' più ostico, « ptilinio ». Il cuscinetto si gonfia e si sgonfia con movimenti alterni, sotto la spinta della pressione sanguigna e, grazie alle contrazioni del torace e dell'addome, premendo contro il polo anteriore del pupario, lo rompe lungo una linea circolare di minor resistenza: si solleva così un coperchietto che lascia uscire la prigioniera. Ma siamo ancora sottoterra e qui l'impiego dello ptilinio è assolutamente indispensabile per rimuovere tutti gli ostacoli che si opporranno al viaggio verso la superficie. Finalmente, dopo una faticosa ascesa, per la prima volta l'Insetto emerge alla luce del sole, sotto l'immensa cupola del cielo e può fermarsi su un sasso o su un fuscello per distendere e consolidare le ali, prima di iniziare le sue vivaci scorribande nelle dimore di Homo sa-piens. Forse ora, dopo averne sentito la storia (affascinante come quella di ogni altra creatura), la noiosa Mosca che, senza volerlo, ci procura dei guai, vi sarà più simpatica. |
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